
Bella Ciao, Delia Buglisi e la polemica sulla parola “partigiano”
Il valore della Resistenza e della libertà
Se avessero avuto i nostri social e i nostri smartphone quegli attivisti per la libertà dei popoli contro il regime nazi-fascista e le altre dittature – che si son fatti sparare in faccia o fucilare alla schiena per consegnare a noi di questa generazione quasi un secolo di libertà e democrazia – li vedremmo imbarcati con la Global Sumud Flottilla, li vedremmo imbracciare una chitarra intonando canti di libertà e della Resistenza (non solo Bella Ciao), li udiremmo mentre assistono perplessi alla performance di Delia Buglisi sul palco del 1 maggio 2026 in Piazza San Giovanni a Roma., i partigiani.
La reinterpretazione di Bella Ciao di Delia Buglisi
Delia ha riarrangiato il canto dei partigiani, ne ha modificato lo stile facendolo assomigliare a una tanrantella siciliana e aggiungendo delle parti freestyle.
E fin qui, tutto normale, o quasi: Bella Ciao è un canto globale di libertà, appartiene a tutti i popoli del mondo, è cantata in tutte le lingue (sebbene si prediliga l’italiano praticamente ovunque), assumendo connotazioni musicali diverse da Paese a Paese.
Il significato della parola “partigiano”
Ma, se c’è una cosa, una sola cosa, che lo rende universale, è proprio quel suo grido contro l’oppressore.
“Il partigiano”, ossia colui che si schiera con la libertà, che prende una posizione contro l’oltraggio, l’offesa, l’oppressione e la soprafazione, sparisce stranamente dall’interpretazione di Delia, la quale si giustifica sostenendo che, secondo lei, la parola “partigiano” non sarebbe “inclusiva”, dunque, escluderebbe, quasi discriminerebbe – a suo dire – chi “partigiano” non è e non è stato, chi quindi non si schiera con la libertà, chi non prende una posizione contro l’oltraggio, l’offesa, l’oppressione e la sopraffazione, chi tace e magari acconsente…
La polemica sulla versione “inclusiva” di Bella Ciao
Ah, no, chiedo scusa per quest’ultima illazione: secondo la cantante, l’espressione “partigiano portami via” sarebbe “divisiva” delle coscienze, escludendo chi “non parteggia”.
Dunque, eliminando la parola “partigiano” e inserendo un più generico “essere umano”, sempre secondo Delia, la canzone acquisterebbe più senso e universalità, includendo tutti gli esseri umani.
Le reazioni del web e dell’opinione pubblica
E così, l’opinione pubblica e il web si sono scatenati, fra puntualizzazioni e ironia: i Gemelli di Guidonia hanno intonato “Esseri Umani” di Marco Mengoni cantando “credo nei partigiani, che hanno il coraggio di partigiani”; uomini di cultura e chiunque abbia un po’ di conoscenza storica, linguistica e anche del senso logico, in questa operazione di maquillage semantico ha ravvisato l’assenza di un qualunque concetto, lo svuotamento di senso, l’ignoranza e l’ipocrisia di chi non vuole prendere una posizione contro il male per non compromettersi politicamente.
Le dichiarazioni di Delia Buglisi
La cantante e pianista catanese, allora, è tornata a giustificare la sua scelta, per sottolineare che intendeva:
“Il partigiano era letteralmente un rivoluzionario che ha preso le armi e si è ribellato. “Essere umano” era per i civili che vengono ammazzati dalle bombe mentre stanno cenando a casa o mentre stanno dormendo con i propri figli”.
Detta così, anche i partigiani che fanno la rivoluzione, non sarebbero “buoni”, forse perché han fatto saltare in aria qualche nazista che invece avrebbe volentieri ammazzato loro e noi?
Paolo Crepet contro Delia Buglisi
Paolo Crepet ha tuonato: “Una roba terrificante. Come si è permessa?”.
La canzone, non andava toccata.
Poi ha criticato aspramente l’ignoranza e l’indifferenza di pubblico e organizzatori, sottolineando che la Buglisi proviene da un talent, XFactor.
Una provenienza casuale?
E già……
Sarà perché Delia Buglisi proviene da Paternò, come La Russa…


1 commento
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