Il caso De André-Salvini: perché l’appropriazione culturale della politica è un insulto a Faber

da Giuseppina Brandonisio

Il problema non è destra o sinistra, Fabrizio De André si è sempre dichiarato anarchico individualista. Quello che è certo è che Faber uno come Salvini lo schifava. Ha ragione Alice De André quando dice che, se suo nonno fosse stato vivo, vedendo Salvini tra il pubblico del concerto commemorativo tenuto da Diodato (già interprete di De Andrè in passato) nella sua tenuta all’Agnata, avrebbe interrotto il concerto chiedendogli: “Che cazzo ci fai qui?”.

Il problema profondo è l’ipocrisia, è la distanza abissale tra le canzoni, il pensiero, la sensibilità di De André e la politica macchiettistica di Matteo Salvini.

Il video virale di Alice De André e la critica al leader della Lega

Alice De André, in un video divenuto virale, esprime tutto il suo fastidio nell’assistere a questa totale contraddizione. Non si tratta tanto della presenza di Salvini a un concerto – dato che ognuno è libero di partecipare a tutti gli eventi che gli pare – quanto all’opportunità culturale e morale di esserci, se non altro per evitare di fare la figura dell’idiota.

Mi sembra evidente che Salvini sfrutti la stessa identica tattica di Vannacci: appropriarsi di simboli, canzoni e verità etiche universali per piegarli a suo vantaggio e ammantarsi di gloria. L’ex generale ci provò già con Futura di Lucio Dalla, fallendo nella comprensione del testo.

Da “La Domenica delle Salme” alla retorica del potere politico

Ma torniamo al caso De André e Salvini. Alice De André, per contestare questa appropriazione indebita di simboli, testi e significati, attraverso una retorica politica che ormai serve solo a polarizzare la nostra attenzione su fatti secondari rispetto alle reali azioni di Governo, ha citato La Domenica delle salme, canzone straordinaria tratta dall’album Le nuvole del 1990.

Rileggendo quel testo alla luce dell’attualità, emergono tre rispondenze allegoriche chiarissime:

Il ministro dei temporali: Una figura allegorica di potere, legata alla retorica cupa o alla gestione strategica della paura e della crisi.
Il tripudio di tromboni: L’accompagnamento di fanfare pompose, burocrati vuoti o tromboni intesi come mediocri retori che celebrano continuamente se stessi.
La tovaglia e le mani sui coglioni: L’ipocrisia palese di un potere borghese e corrotto che finge di invocare la democrazia mentre, sotto il tavolo, compie gesti scaramantici o di puro cinismo corporativo.

Salvini contro De André: il vuoto politico davanti alla poetica degli ultimi

La distanza tra la linea politica leghista e l’universo di Faber si fa siderale se analizziamo i fatti concreti:

  • Matteo Salvini è quello dei porti chiusi, Faber è Il Pescatore.
  • Matteo Salvini è quello delle ruspe ai campi Rom, Faber è Khorakhanè.
  • Matteo Salvini è quello che frequenta gli ambienti dell’ultradestra più estrema, da CasaPound a Forza Nuova, Faber è Renato Curcio il carbonaro e la scimmia del quarto Reich (citazioni tratte da La Domenica delle salme).
  • Matteo Salvini è quello che vuole galera a vita per i piccoli criminali, Faber è Tre Madri.
  • Matteo Salvini è per la repressione, Faber è La ballata del Miché, è il Bombarolo, è quello che ha venduto per tremila lire sua madre a un nano.
  • Matteo Salvini compra armi e le vuole più accessibili per i cittadini, Faber è La guerra di Piero.
  • Matteo Salvini toglie i diritti civili, Faber è Princesa e Andrea.

Un accostamento volgare che offende la memoria di Fabrizio De André

Insomma, Fabrizio De André è una Smisurata Preghiera, è litri e litri di corallo; Matteo Salvini è, storicamente e culturalmente, il ministro dei temporali.

Perciò accostarli è volgare, è un ossimoro insanabile, è un insulto alla memoria storica e artistica del nostro cantautorato. Tutto questo Alice lo sa, eccome. E tutto ciò lo capisce, senza sforzo, chiunque sia rimasto intellettualmente onesto.

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