“Caro Carlo, la musica è bellezza, la musica è pace, la musica può portare la pace tra i popoli”.
Il pensiero più nobile di questo Festival di Sanremo nel 2025 va contro la guerra che distrugge la vita soprattutto dei bambini.
A dirlo è Papa Francesco, che ormai interviene anche come superospite nello show musicale più amato e odiato dagli italiani e che raggiunge il 65% di share degli ascolti.
Un Papa in prima serata salta dal sacro al profano e ribadisce Urbi et Orbi (in mondovisione) che “con la musica e il canto si può portare la pace e raggiungere il cuore di tutti. La musica può aprire il cuore all’armonia e spingere a impegnarsi per costruire un mondo più fraterno”.
A questo messaggio segue l’esibizione di Noa (cantante israelina) e Mira Awad (cantante palestinese da parte di padre) che, ancora una volta, rendono protagonista la splendida canzone di John Lennon, inno mondiale di pace e di fratellanza, che viene cantata in arabo, palestinese e inglese, dal vivo, con un commento in italiano delle due cantanti, accompagnate dalla bravissima orchestra di Sanremo.
Tutto molto suggestivo, ma nella pratica serve a poco. Puzza di messa in scena e il messaggio del Papa (registrato il 1 febbraio) è pieno di frasi di circostanza, ma fa audience.
Danno fastidio la spettacolarizzazione e la vuota retorica in un festival che, se fosse stato “a-politico” e meno ipocrita, avrebbe fatto una miglior figura.
Alle due cantanti è stato affidato il ruolo di rappresentare l’unione tra Palestina e Israele (lo avevano già fatto cantando We Can Work It Out dei Beatles, e per Sanremo preparando Imagine. Ma Mira Awad è in realtà cittadina israeliana, anche lei, tanto da aver rappresentato l’Israele all’Eurovision Song Contest proprio insieme a Noa nel 2009.
Le cantanti precisano: “Noi artisti non abbiamo il compito di descrivere la realtà, ma di immaginare quello che vogliamo creare.
Immaginiamo l’intera famiglia umana in sicurezza è in libertà; immaginiamo prosperità e riconciliazione e che fra un anno torneremo qui a festeggiare un vero accordo di pace”.
Intanto, sul versante politico, Trump si prepara a incontrare Putin per negoziare a lungo termine la sorte dell’Ucraina e una probabile ridefinizione di confini e territori che si prospetta svantaggiosa per il paese occupato, così come la politica trumpiana già ha messo in atto politiche economiche che danneggiano l’Europa…
Insomma: tra le mire espansionistiche, i sogni (di Noa e Mira) morirono all’alba…

