Il quartiere si mobilita per la riapertura della Biblioteca la Casa del Parco nella Pineta Sacchetti

Nel verde della pineta si erge il Casale del Giannotto. Qui ci è la Biblioteca Casa del Parco che tutti guardano ormai da lontano, attraverso il cancello chiuso da catene e lucchetto. Ma, nel pomeriggio del 5 ottobre, centinaia di persone si sono radunate davanti al Casale del Giannotto, nel cuore della Pineta Sacchetti di Roma, per un Silent Reading carico di significato. Seduti a leggere, in silenzio, con un libro in mano: un gesto semplice ma potente, con cui la comunità ha riaffermato il valore della cultura, della socialità e del rispetto per l’ambiente.
La Biblioteca Casa del Parco, oggi chiusa per motivi strutturali, è da anni un punto di riferimento per gli abitanti del XIII e XIV Municipio. La sua chiusura improvvisa è stata vissuta come una ferita collettiva: «Chiuderla significa privarci della nostra identità e della nostra storia», dicono i residenti.
L’intera manifestazione è stata ripresa dalla web TV dell’Associazione Nazionale Onirika, che ha documentato le voci e le emozioni dei cittadini davanti al cancello chiuso del casale. Le riprese sono state effettuate da Lorena Ercolani, voce del quartiere e attivista per la difesa della Biblioteca la Casa del Parco. A seguire la diretta, anche attraverso Facebook, numerosi spettatori, collegati anche dalla Germania.
Una questione di competenze e di responsabilità
La situazione amministrativa è complessa: la Casa del Parco dipende in parte dal Comune di Roma e in parte dalla Sovrintendenza ai Beni Culturali, mentre la gestione del Parco del Pineto è affidata alla Regione Lazio, trattandosi di un’area naturale protetta.
Questo intreccio di competenze ha rallentato gli interventi, lasciando la struttura in uno stato di incertezza.
Giannini: «I fondi PNRR non coprono i danni strutturali»
Unico rappresentante istituzionale presente alla manifestazione, Daniele Giannini, consigliere regionale del Lazio per la Lega e responsabile della Segreteria dell’Assessore alle Politiche Abitative, Case Popolari, Politiche del Mare e Protezione Civile, ha spiegato:
«Nel momento in cui è stata chiusa, sono emersi danni strutturali che richiedevano una puntellatura e un intervento di messa in sicurezza. I fondi del PNRR erano destinati solo all’efficientamento energetico e non coprivano la parte strutturale. Poiché questi fondi hanno una scadenza e non possono essere reindirizzati, c’era il timore di perderli».
Giannini ha aggiunto:
«La cosa spiacevole è che la situazione poteva essere comunicata ai cittadini. Si poteva dire: abbiamo trovato dei danni, stiamo cercando una soluzione. Si poteva avviare una “somma urgenza” con fondi comunali, lavorando in parallelo sulla puntellatura e sull’efficientamento energetico. Invece hanno chiuso tutto e trasferito le attività a Palazzo Farsetti di Villa Pamphilj, senza spiegazioni. Nemmeno il personale era stato informato: gli è stato detto soltanto di spostarsi temporaneamente per fare l’inventario». Alla domanda su cosa si attenda ora, ha precisato:
«A dicembre si discute il bilancio. Sarebbe necessario stanziare fondi specifici per la ristrutturazione della Casa del Parco, vista la sua valenza culturale e sociale. La struttura rischia di deteriorarsi ulteriormente, insieme all’intera area circostante».
Il progetto FAI per il sentiero verso San Pietro
Durante la manifestazione è stato ricordato anche il progetto presentato al FAI dal Comitato Aurelio per l’Ambiente, volto a valorizzare la Pineta Sacchetti, già votata come luogo del cuore nel censimento dello scorso anno.
Il progetto prevede la creazione di un sentiero naturalistico e panoramico verso la cupola di San Pietro, accessibile anche a persone con mobilità ridotta e famiglie con bambini.
Sostenuto da Roma Natura, il progetto è stato accolto positivamente per la sua valenza ambientale e sociale. Se approvato a dicembre, permetterà lo stanziamento dei fondi necessari all’avvio dei lavori nel novembre 2026.
Il sentiero sarà dedicato alla memoria di Nino Trapani, attivista di Cittadinanza Attiva, che aveva sognato il parco come eredità per le generazioni future.
Le scuole in prima linea
Letizia Camerino, vice preside dell’Istituto Comprensivo Capozzi, ha ricordato il ruolo fondamentale che la biblioteca ha avuto per le scuole del quartiere:
«Grazie alla Casa del Parco, per anni abbiamo realizzato progetti preziosi. I bambini di prima elementare avevano una tessera personale, venivano coinvolti in letture animate, laboratori teatrali, feste di primavera e serate di lettura. Era un luogo dove vivere la scuola fuori dalla scuola. Perdere questo spazio è come perdere una parte della nostra comunità».
Un bambino, in un disegno esposto durante la manifestazione, ha scritto: “Una biblioteca è una casa della Repubblica”. Parole che hanno commosso tutti i presenti.
Giorgio Gibertini, dell’associazione Il Centuplo, ha aggiunto:
«Siamo qui anche rinunciando a vedere la partita, perché è doloroso vedere una biblioteca chiusa. I libri dentro al Casale del Giannotto dormono e aspettano di essere risvegliati».
Camerino, anche come madre, ha ricordato:
«I miei figli e molti universitari frequentavano la biblioteca per studiare. Ora si trovano senza un luogo dove andare, perché molte altre biblioteche romane chiudono presto. Dopo Valle Aurelia e Cornelia, ora anche questa: è un segnale preoccupante».
La poesia come voce civile

A dare voce alla parte più intima della protesta è stata la poetessa e attivista Francesca Boccanera, che con i suoi versi ha ribadito l’importanza di riaprire la biblioteca, custodire il parco e prendersi cura dei pini della Pineta Sacchetti.
Le sue rime, intense e spontanee, hanno trasformato la piazza in un coro di parole condivise, restituendo alla manifestazione un tono civile e poetico insieme.
I comitati: «Serve chiarezza sui fondi»
Il Comitato Cittadino dell’Aurelio ha chiesto trasparenza e un piano d’intervento concreto:
«Serve prima mettere in sicurezza l’edificio, poi pensare all’efficientamento energetico. Continueremo a fare pressione perché la Casa del Parco torni a vivere. Intanto cerchiamo spazi alternativi nelle scuole o nei centri anziani per mantenere vive le attività di lettura e formazione».
Un presidio di cultura e memoria
Tra i partecipanti anche l’associazione Ricamo del Cuore, che ha ricordato come la biblioteca custodisse un telaio antico, simbolo di intreccio tra tradizione e cultura.
Da fuori Roma è arrivato Raffaele Tarantino, presidente dell’Associazione Italiana Biblioteche Calabria:
«Chiudere il cancello di una biblioteca significa chiudere la cultura. Abbassare i livelli di lettura cancella la memoria».
Gli abitanti, intanto, hanno deciso di ritrovarsi ogni mese davanti al cancello chiuso, fino all’avvio dei lavori. Temono che l’abbandono possa aggravare i danni strutturali e spianare la strada alla vendita del bene a privati.
Camerino ha fatto notare che nel cortile giacciono arredi pubblici abbandonati alle intemperie: «Arredi pagati con i nostri soldi», denuncia.
E aggiunge: «Non è accettabile che studenti e lettori debbano percorrere chilometri per raggiungere la biblioteca più vicina, a Villa Pamphilj, difficilmente accessibile e senza marciapiedi». Un’insegnante in pensione ha infine ricordato il Biblioteca Bus, il servizio itinerante che portava i libri nelle scuole più lontane: «Un’idea semplice che oggi suona come una lezione di civiltà».
Una comunità che resiste
«Nessuno di noi possiede questo posto, ma ognuno di noi lo deve custodire» — hanno detto i giovani durante il Silent Reading.
Parole che racchiudono il senso più profondo di una comunità che, tra burocrazia e speranza, continua a difendere la propria Casa della Cultura.

