Sanremo2025. Dance, trap, chitarre acustiche: tutto il resto è noia

da Giuseppina Brandonisio

Inizia la settantacinquesima edizione del Festival di Sanremo e le canzoni che gli artisti in gara presentano nella prima mezz’ora appaiono abbastanza scontate. Gabbani e Irama sono fedeli a sé stessi, presentando canzoni che appaiono come  già sentite.
Bella e misurata l’interpretazione di Noemi con una canzone scritta da Mahmood che sembra una delle più melodiche e sanremesi, almeno fino a questo momento.
Ma il pubblico si annoia. Si sveglia solamente col brano dei Comacose: Cuoricini è orecchiabile ed è già pronta per essere una hit estiva.
Il settimo in gara è un cantautore dello stampo di Simone Cristicchi: emozionatissimo, la sua voce trema cantando Quando sarai piccola, dedicata alla sua mamma, ormai anziana, per toccare l’argomento della demenza senile. Il pubblico applaude fragorosamente. Lui non si smentisce presentando al festival l’ennesimo brano che punta sui sentimenti: la mamma è sempre la mamma, ma a Sanremo ne sono state cantate già tante e perciò…
La canzone comunque tocca profondamente le corde del cuore e, tra tanti pezzi  dance, elettronici, trap, e del pop generazionale, i cantautori “classici” in questa edizione sono davvero pochi, ma almeno Lucio Corsi è rivelazione.
Poi è il turno di Marcella Bella: Pelle diamante ha una partenza con la batteria elettronica e porta sul palco il canto della donna “forte, tosta e indipendente”: qualcosa di diverso, dato che la maggior parte delle canzoni parlano d’amore e, in fondo, lo fa anche questa.
Per la quarta volta in gara al festival c’è Achille Lauro: indossa il frac e canta Incoscienti giovani, canzone d’amore classica, melodica, che sembra uscita da un film degli Anni 70, ma con le parole eterne dell’amore di un dandy dei nostri tempi: “Se non mi ami, muoio giovane”. E’ molto apprezzato dal pubblico in sala e a ragione.
Giorgia  canta La cura per me: l’ennesima canzone del festival,scritta da Michelangelo. Ma è standing ovation per lei e la sua splendida interpretazione: tutto secondo il copione, anche se si grida al plagio de La sera dei miracoli di Lucio Dalla.
Willie Peiote porta note funk sul palco dell’Ariston con Grazie ma no grazie. Forse una delle canzoni piu intelligenti, ben scritte e diverse dal solito: si distingue. La mia parola (Shablo feat. Guè, Joshua e Tormento) suona invece urban.
Rose Villain canta di un amore “fuorilegge” secondo una formula musicale collaudata, ovvero una canzone orecchiabile, ritmata, riff melodici e l’orchestra che accompagna anche col battito delle mani: un patchwork sommessamente originale.
Olly: ha la canzone melodica tipica sanremese, per andare sul sicuro, ma è bella, lui canta bene e probabilmente arriverà al  podio.
Elodie con Dimenticarsi alle 7 piace al pubblico che l’accompagna col battito delle mani: canzone romantica e dance, con un riff di ampio respiro: coinvolgente.
E così si arriva fino a notte fonda, per me con un susseguirsi di canzoni ascoltate a intermittenza: bene Massimo Ranieri, che esalta la meodia della classica canzone leggera italiana, bene anche Clara, per la ricerca melodica del pezzo, Sarah Toscano, che sembra la nuova Angelina Mango, e Joan Thiele, con un testo che vuole sottolineare l’importanza di combattere per un’idea: peccato che per il suo modo di cantare non si capiscano le parole.
Il repertorio musicale sanremese può dividersi in due grandi filoni: da un lato, abbiamo la dance-trap e il melodico-sinfonico, dall’altro, il cantautorale e molta, molta chitarra, come nel caso di Lucio Corsi, una bella sorpresa per il pubblico di massa – come dicevamo –  un cantautore che sembra un po’ fuori dal tempo, ma che si distingue per originalità (parlando di bullismo) tra le 29 canzoni in gara.
Serena Brancale è collaudatissima nel suo genere e col suo pound purri ritmico e linguistico punta a conquistare le radio e l’estate.

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