Rino Gaetano Band in concerto

da Giuseppina Brandonisio

Rino Gaetano rivive nella memoria collettiva di Villa Carpegna a Roma.
È trascorsa circa una settimana dalla conclusione della rassegna rEstate al Tredicesimo, quattro giorni di eventi gratuiti, organizzata dal XIII Municipio di Roma. Ma, qui, per le strade del quartiere, c’è ancora chi ne parla, seduto al bar o su una panchina in piazza, mentre dalla radio di un negozio provengono le note di Ma il cielo è sempre più blu, trasformata in un inno di resilienza ai tempi del covid e gioiosamente fischiettata, anche questa mattina, da un operaio al lavoro su una strada adiacente la Pineta Sacchetti il quale, probabilmente, ha assistito al concerto dell’altra sera.
Proprio questa canzone, infatti, ha chiuso la manifestazione ed è ancora nei cuori e nella memoria della gente del quartiere. Giovedì 31 luglio, gli abitanti dell’Aurelio ‒ dalla via di Boccea e di Cornelia a Primavalle ‒ si sono radunati a Villa Carpegna insieme a tanti forestieri e alla Rino Gaetano Band, che suonava per tutti loro sotto un cielo terso e quasi illuminato a giorno dai flash dei cellulari, stelle del firmamento digitale che bacia i bei concerti come questo.
Le luci, le canzoni e i ricordi hanno scaldato l’atmosfera e i cuori di tutti. I musicisti hanno cantato, suonato, Alessandro Gaetano ha raccontato di sé e delle proprie origini famigliari. Il pubblico, assai partecipe, si è emozionato, ha cantato, ballato, scandito il tempo col battito delle mani.
Seduto su file di sedie ‒ «troppo poche!» , qualcuno ha commentato, data la grande affluenza di persone, a Villa Carpegna, sin dal pomeriggio, il pubblico aveva l’aria rilassata del frequentatore abituale. Qualcuno passeggiava tra i viali, chiacchierava seduto sulle panchine all’ombra degli alberi o accompagnava i cani fino alla fontanella affinché si dissetassero. Numerosi erano gli spettatori che, raggiunto il palco, fino a sera, l’hanno circondato su tre lati. Forestieri oppure veterani dei concerti si distinguevano dagli altri per essere giunti a Villa Carpegna con notevole anticipo, equipaggiati di tutto punto, con acqua, cibo e giacche leggere per qualunque contingenza, nonostante il caldo e il cielo sereno. Stendendo stuoie per terra, le hanno condivise. Alcuni abitanti della zona, arrivati poco prima che il concerto iniziasse, sono rimasti in piedi o accomodati per terra incrociando le gambe su un giaciglio di fortuna. Quando nel pomeriggio l’allestimento del palco è stato ultimato dagli addetti, sotto lo sguardo dei presenti, l’immagine di Rino Gaetano incorniciata nel logo della band è stata innalzata come un trionfo. Rino Gaetano non è mai morto, almeno nel cuore di chi lo ha amato e lo ama ancora. Fra vacanzieri, turisti accampati per un pic nic, parenti, amici, conoscenti, che hanno incrociato gli sguardi salutandosi, nell’ultimo giorno di luglio a Villa Carpegna si respirava un’atmosfera familiare. La spettatrice alla mia destra lavorava all’uncinetto per ingannare l’attesa finché la luce del pomeriggio lo permetteva; l’uomo alla mia sinistra, col cellulare, affinava la sua prontezza di riflessi in un videogioco; appena oltrepassato il cancello, un gruppo di bambini giocava con della sabbia e altre installazioni portate lì dai loro educatori; la Rino Gaetano Band, poi, puntuale saliva sul palco alle ore 21.00, fra gli applausi, e la sera calava su una ragazzina seduta sull’erba a osservare con gli occhi pieni di dolcezza, rispecchiandoli in quelli di suo padre.
Sotto il cielo di Roma sono stati celebrati in musica molti altri simboli: la bombetta di Rino, che gli regalò Renato Zero; l’Italia operaia (con canzoni come Agapito Malteni, il ferroviere); gli emigranti (E cantava le canzoni); gli esclusi (Mio fratello è figlio unico); i politici ladri e corrotti (citiamo Nun te reggae più tra le tante canzoni dedicate al tema); gli amori da spiaggia superficiali (Ping Pong); gli affetti familiari profondi (Ahy Maria, che Rino aveva dedicata a sua madre); le canzoni d’amore (troppe per citarle tutte); il capitalismo (Spandi, spendi effendi) ‒ che rievoca la crisi petrolifera degli Anni ‘70 e perfino alcune vicissitudini dell’Italia attuale, tra un consumismo dilagante e un mondo che va a rotoli ‒; la guerra a vista dai telegiornali ‒ che non somiglia all’album dei ricordi di Aida, piuttosto a una mattanza di bambini che non si dimentica mai, nemmeno durante il concerto, quando sono la bellezza, la poesia e un sentimento comune d’affetto a risaltare.
C’è l’identità di un paese ferito e bellissimo, pieno di brava gente che ogni giorno si rimbocca le maniche, si stringe intorno a valori positivi che ritrova in molte canzonidi Rino Gaetano, che sogna ancora coi suoi versi d’amore, gioisce, si diverte, riflette con la sua ironia e s’indigna ancora per i mali sociali che ci affliggono.
Il concerto è stato un rito collettivo che ha avvicinato le persone. Un evento culturale importante capace di risvegliare memorie, riflessioni sul presente e ponderare le scelte quotidiane di molti, probabilmente.
A comporre la Rino Gaetano Band sono: Alessandro Gaetano (voce, chitarra acustica, percussioni), Michele Amadori (pianoforte, tastiere, voce), Ivan Almadori (voce, chitarra acustica), Alberto Lombardi (chitarra elettrica, voce). Fabio Fraschini (basso) e Marco Rovinelli (batteria).
Ognuno di questi musicisti ha una carriera ben avviata, molti anni d’esperienza e vanta…

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