Amando la musica, dedicandomi alla musica, scrivendo molto di musica per professione, un aspetto fondamentale mi caratterizza: vivere la musica sia in una dimensione privata e personale sia in una pubblica, giornalistica e professionale. I due ambiti, spesso e assai volentieri, restano separati per professionalità e abitudine, per l’educazione ricevuta da un ego riservato, per il dovere di fornire ai lettori notizie e informazioni di carattere musicale, piuttosto che pensieri e sentimenti personali. In genere, i secondi, li ritengo poco interessanti per il pubblico e, se prevalessero sull’oggettività giornalistica e il dovere di cronaca, senz’altro, farei un pessimo lavoro. Ma nel caso del testo che state leggendo, mentre ancora lo scrivo, non so quale dei due aspetti prevarrà: se l’espressione privata di un dolore – per pudore e correttezza da condividere con pochi o molti, potendo contare sulla sensibilità e l’accettazione da parte di tanti sconosciuti che leggeranno – o il reporting giornalistico puro e semplice, considerando il musicista scomparso in questione come tutti gli altri che, per dovere di cronaca, appaiono negli articoli di Musiche & Culture. Probabilmente, accadrà, e resterà l’unica eccezione, credo, che l’aspetto privato – quello che mi riguarda da vicino – e quello pubblico – che invece guarda alla cronaca dei fatti musicali – inevitabilmente s’intersecheranno, dato che non riesco a scrivere la biografia di un musicista senza pensare alla persona cara che ho perduto e alla quale ho voluto molto bene. Infatti, se penso di dover scrivere frasi impersonali come: “Lo scorso 14 maggio, muore a 61 anni il Maestro Rocco Brandonisio, clarinettista e fondatore dell’Orchestra della Magna Grecia“, penso contemporaneamente al fatto che, a distanza di un mese dalla sua scomparsa, io non abbia ancora trovato il coraggio o forse, per meglio dire, il modo giusto, di parlare con Rossella di persona o al telefono un po’ più a lungo, per paura di non saperla consolare. Così, restando a corto di parole, fra dolore e una punta di codardia e disagio, diviene più facile per me allontanarmi dai personalissimi pensieri ed esternare altri fatti: oggettivi, giornalistici, meglio legati a ciò che al pubblico interesserebbe sapere, come ad esempio, che Rocco Brandonisio fosse un clarinettista (suonava anche il flauto traverso), un insegnante al Conservatorio Niccolò Piccinni di Bari e al Giovanni Paisiello di Taranto, che con alcuni suoi colleghi, illustri come lui nel mondo della musica classica, aveva fondato l’Orchestra della Magna Grecia e “aveva servito e insegnato la musica con amore e rispetto”, stando alle dichiarazioni rilasciate alla stampa da alcuni dei suoi amici e colleghi orchestrali. In quanto critico musicale, di popular music, personalmente, non mi erano sfuggiti i suoi cross over e le numerose collaborazioni – sue e della sua orchestra – con artisti come: Al Bano, Gino Paoli, Lucio Dalla, Antonella Ruggiero, Michele Riondino, Il Volo, Stadio, Serena Autieri, Tony Hadley, Dee Dee Bridgewater, Noa, Amii Stewart, Dionne Warwick, Renzo Arbore, Beppe Fiorello Achille Lauro e le Vibrazioni, tra gli altri. 
Ricordo di avergli telefonato un giorno che era da poco andato in scena al Teatro Petruzzelli di Bari insieme a Colapesce e Di Martino e che, incuriosita da questi suoi “cross over”, con la sensibilità che lo contraddistingueva e per la voglia di avvicinarsi a me e al mio mondo musicale, iniziò a parlare di “musica leggera”, appunto, di canzoni pop e di cantautori e cantautrici. Mi ricordava con orgoglio che sua moglie, il soprano e insegnante di canto lirico e leggero Rossella Quatela, è stata responsabile della formazione accademica di molti giovani cantanti pugliesi e in particolare di Erica Mou, che ha preparato con meticolosità soprattutto in vista del debutto sanremese della cantautrice e scrittrice, avvenuto nel 2012, quando ad Erica fu assegnato anche il Premio della Critica Mia Martini e della Sala Stampa, Radio e Tv, nella categoria “Giovani”.
Rocco, lo ricordo soprattutto come un amico d’infanzia. Il ragazzo che suonava nella banda del paese e che ammiravo tanto da volerlo emulare. Crescendo, le nostre strade si sono separate: io mi son trasferita a Roma, lui è rimasto a vivere in Puglia. Ci sentivamo a distanza ogni tanto, leggevo gli aggiornamenti che pubblicava sul suo profilo Facebook, ci eravamo riavvicinati molto nell’ultimo periodo, da quando mi aveva detto della sua malattia. Gli confidai che, malgrado mi fossi trovata in enormi difficoltà nei decenni, fossi riuscita a raggiungere un obiettivo che avevo sin da bambina: “Dunque sei una giornalista e un critico musicale?”;
“Sì, ma di musica popolare o ‘extra-colta’, come dite voi del conservatorio, e poi non ho mai imparato a suonare nessuno strumento”, gli risposi con un po’ d’imbarazzo.
“Sono orgoglioso di te!”, fu la sua risposta: inaspettata. Con immensa sorpresa, mi raggiunse e mi commosse fino alle lacrime. Era forte e ha voluto continuare a suonare fino all’ultimo giorno possibile. Lui era più grande di me ed era un grande musicista e una bellissima persona. Mi aveva trasmesso e aveva condiviso con me la mia e nostra passione per la musica. Io ero più piccola di lui (ci separavano circa 9 anni), e ancora adesso mi sento “piccola”, in confronto al Maestro e a quel bravo, semplice, umile, intelligente e generoso ragazzo che suonava nella banda del paese. …Ora lui è parte dell’armonia dell’universo…
“Sorridi” ovvero “Smile“! “Questo è il brano di Charlie Chaplin portato al successo da Nat King Cole. E’ un testo che fa riflettere sulla grinta che deve emergere quando ci sono momenti bui nella vita ed un semplice sorriso ci invita a rialzarci. Questo brano ha aperto il saggio 2016 della classe di canto dell’associazione culturale “La quinta compagnia” di Bisceglie (BA) cantato personalmente dalla professoressa Rossella Quatela con la collaborazione al clarinetto di suo marito, prof. Rocco Brandonisio”. (Rocco Brandonisio)

