Space Invaders

da Giuseppina Brandonisio

Qualcuno di voi forse ricorderà la versione originale di questo videogame. Space Invaders è uno dei primi videogiochidi cui io stessa ho memoria.

È stato uno dei primi fenomeni di massa e oggi è venerato  come fosse un oggetto di culto tra i videogames.

È nato nel 1978, sviluppato da Toshihiro Nishikado per l’Arcade.  È stato prodotto in origine dalla Taito, poi dato in licenza, per la produzione in USA, alla divisione Midway Games della Bally Technologies.

Oggi, la sua grafica bi-dimensionale e semplice, i suoi pochi colori, lo fanno apparire come un giochino superato, rudimentale e primitivo. Eppure Space Invaders è uno dei videogiochi più influenti della sua generazione.

Ai suoi creatori ha permesso in pochi anni di generare un fatturato di 500 milioni di dollari.

Ricordo molti dei miei pomeriggi infantili, trascorsi davanti allo schermo della tv  per giocarci. Infatti, in un’epoca in cui i monitor dei pc disponevano di 16 colori e misuravano appena 13 pollici, amavo attaccare la tastiera al televisore, via cavo, per generare un “effetto ingrandito”. Il pc (era un Commodore 64, quindi, dell’era quasi preistorica rispetto ai computer da tavolo attuali) era diventato un oggetto di consumo di massa e io, a 9-10 anni, lo utilizzavo molto più per giocare che per imparare a programmare nel cosidetto “linguaggio basic”.  Così trascorrevo qualche ora quotidiana entusiasmandomi per ogni livello che riuscivo a superare.

È passato letteralmente un secolo da allora! Ma non si può ricordare Space Invaders senza provare a rigiocarci per qualche minuto. E così inserisco il link  in questo post. Ai nostalgici che, come me, avranno voglia di cimentarsi per qualche minuto con quello che oggi appare poco più che un modesto scacciapensieri, auguro “buona partita” e ricordo che, per spostardi a destra e sinistra, si usano i tasti direzionali; per sparare, invece, la barra spaziatrice della tastiera.

 

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