Un ponte per l’Africa. Musica che unisce la memoria e il futuro

da Giuseppina Brandonisio

C’è stato un abbraccio, la sera del 4 luglio, a Carbonara. Non uno di quelli che si vedono, ma uno che si sente. Un abbraccio che ha attraversato il tempo e la distanza, intrecciando note, ricordi e speranze in un unico respiro. Un abbraccio fatto di mani che donano e occhi che ricordano, partito da una piazza e arrivato fino al cuore dell’Africa.

In Piazza Trieste, tra le pietre medievali e sulle chianche antiche di Carbonara batteva una luce diversa e speciale. Il cuore atavico di un borgo che sa ancora parlare il linguaggio delle origini. Qui, è andato in scena il Concerto Pro Africa. Musica sul palco, rito collettivo, un gesto d’amore e di testimonianze. Un ponte tra mondi lontani – l’Africa e questo quartiere di Bari – costruito con le dita sui tasti, coi fiati, con gli archetti, con la voce e col silenzio, con chi si è seduto ad ascoltare, a ricordare, a suonare. Con l’anima.

Dietro tutto, una storia che non ha bisogno di clamore per essere grande, ma che vuol farsi raccontare, affinché resti dov’è nata – legata alle radici – e attraversi il mare per piantare semi di speranza e futuro per altra gente. È la storia di due amici. L’uno è impiegato, l’altro musicista. Sono di Bari ma hanno i bambini africani nel cuore.
«Sono un missionario un po’ anomalo perché, malgrado lo faccia per alcune associazioni, amo andare in Africa da solo. Voglio poter guardare la realtà coi miei occhi ed essere vicino soprattutto ai più piccoli.
Nei villaggi che visito, le carenze e le difficoltà sono tante. So che non possiamo salvare tutti, ma quello che riusciamo a fare è come una goccia nel mare. E tante gocce, si sa, formano l’oceano. Ho conosciuto il Maestro Rocco Brandonisio, alcuni anni fa, al conservatorio Niccolò Piccinni di Bari, dove io sono in segreteria, lui insegnava. Gli ho parlato del mio impegno in Africa proponendogli di organizzare concerti per raccogliere fondi e così è iniziato il nostro sodalizio. Rocco era già pronto per ripetere l’iniziativa anche quest’anno, ma una grave malattia se l’è portato via il 14 maggio. Il concerto si è tenuto lo stesso, a Carbonara di Bari, dove il Maestro era nato, ed è stato dedicato alla memoria della pianista Margherita Porfido e a lui, clarinettista, fondatore dell’Orchestra della Magna Grecia e stimato insegnante».
Antonio Montrone, con la voce ancora rotta dall’emozione per la recente perdita, ricorda il suo amico e descrive la missione. In Africa ha trovato una seconda famiglia, composta da bambini e ragazzi che, insieme alla povertà, vivono anche in una condizione di disabilità.

I progetti
Nel corso di tre decenni, in collaborazione con associazioni come “Chicchi di Caffè” (in Ghana), “Pamozi Ndi Ana” (in Zambia) e Mama Yovò (in Benin) ha realizzato davvero tanto. Raccogliendo le forze di volontari dal Nord al Sud d’Italia e fondi attraverso la vendita di libri, eventi sportivi e concerti: «Dai miei viaggi torno carico di affetto e di emozioni contrastanti. I video che mostro su Facebook sono belli e pieni di bambini felici di avere una scuola, libri, vestiti, ma c’è una realtà durissima dietro le telecamere che non viene mostrata ed è quella di piccoli che muoiono per un’infezione o che contraggono sofferenze che da noi sono del tutto superate. Della fame si parla spesso, ma c’è qualcosa di altrettanto grave di cui non si parla mai ed è la disabilità di bambini che, nati prematuri o da parti difficili, vengono colpiti da gravissime paralisi cerebrali».

La storia
«Da giovane avevo iniziato le mie missioni coi Padri Comboniani, ma presto ho capito che sarebbe stato molto più efficace andare, guardare di persona e lavorare con le associazioni sul posto. Così siamo arrivati in diverse zone dell’Africa. Ho sempre sentito un forte richiamo per l’Africa. Poi, a cinquant’anni ho cambiato lavoro (prima ero uno chef, adesso sono un impiegato amministrativo) e dedico il mio tempo libero a questi progetti».

Il concerto Pro Africa
Fino a vent’anni fa,  Carbonara, un’ex frazione di Bari, era come un piccolo paese. La città metropolitana l’ha poi trasformato in un quartiere di Bari e oggi, il Concerto Pro Africa lo trasforma ancora, ma in un luogo simbolico d’incontro: qui, era nato Rocco Brandonisio; qui è nato ed è voluto tornare Livio Minafra, figlio di Margherita Porfido e oggi pianista jazz e compositore contemporaneo di fama internazionale.
Insieme a loro, in Piazza Trieste, a condividere il palco per far musica, commemorare gli affetti scomparsi, abbracciare i bambini africani lontani, sono accorsi in tanti: Rossella Quatela, soprano e vedova di Rocco Brandonisio, la famiglia di Margherita Porfido e i musicisti che hanno suonato per un pubblico composto soprattutto da compaesani.
«Questo, non è stato solo un concerto – dice Antonio Montrone – È stato un abbraccio collettivo. Un momento di ricordo, musica, speranza e amore. Una promessa mantenuta a due anime speciali, Margherita e Rocco che ci hanno insegnato a “suonare la vita” con passione e generosità. Questo concerto è un ponte che unisce noi e l’Africa, dove ogni giorno è una sfida: quei bambini mi hanno insegnato cos’è la dignità vera. Piccoli che non avevano niente ma mi sorridevano con l’anima. Donare non è solo un gesto economico, ma un gesto che costruisce futuri e cambia il mondo. Io tornerò da loro perché ogni bambino merita una possibilità».


La serata a Carbonara di Bari, realizzata col patrocinio del IV municipio, ha visto la partecipazione di: Alberto Andriulo, Grazia Albergo, l’Associazione “Nessun Dorma”Giulio Cascione, Fabio Paloscia; del Maestro Bepi Speranza del Conservatorio Niccolò Piccinni di Bari in veste di presentatore;  dei musicisti Nicolò Tanzella, Annarosa Partipilo, Livio Minafra e Miki Clarizio; del Gruppo Sciamaballà di Scintilla Porfido, Raffaele Tammorra e Gianni Pinto; dellensemble di clarinetti formato da Francesco D’oria, Eleonora Scarano, Francesca Di Pietro, Antonio Mangialardi, Silvio Ezmeri, Gabriele  e Francesco Montemurro; dell’organizzatore Rino Carlucci e del fotografo Luigi Caldarola che ha immortalato la serata attraverso le immagini.


Ognuno ha dato il proprio contributo: «Insieme abbiamo dato forma a un sogno – dice ancora Montrone – e insieme possiamo davvero fare la differenza».

Il futuro
Con lo slogan “Go go Africa!” la missione di Antonio Montrone continua.
Il prossimo 31 luglio partirà per il Burundi, poi sarà in Ruanda, Benin e Togo.
«Vado per cercare, insieme a chi vorrà camminare con me, di fare qualcosa che resti, a seminare piccole possibilità. Questo viaggio lo dedico a mio padre».
Per maggiori informazioni sul progetto è possibile contattare direttamente Antonio Montrone attraverso la sua pagina Facebook.

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