In occasione del 30° anniversario della morte di suo nonno Aldo, Luca Moro gli dedica una canzone.
“Maledetti voi, Signori del Potere, che movete la vita di persone coi vostri fili da burattini
Maledetti voi e i vostri ideali che destinate a sorte incerta noi poveri mortali; e Maledetti poi
Per aver ucciso la mia vita di bambino
Che non aspettava altro, oh Signori miei, che parole
Come ” a non più rivederci, addio, a mai…”
Maledetti voi e Maledetti noi …
E ancora grazie poi di quest’incanto di paese che trema all’orrore di una guerra e si nasconde nelle chiese sempre aperte tranne quando fuori piove forte …
Maledetti voi che lasciate che vite di bambini siano regalate al vento come tanti palloncini;
E non pensate mai, Signori miei, ad occhi che ti guardano e ti chiedono : ” Tu da che parte stai? Tu da che parte stai ?” Spero che sia la mia …
E cosi Maledetti noi destinati al dolore antico e sempre vivo regalato da voi alle nostre vite!
E maledette bombe senza nome che lasciate alla pioggia il compito di pulire e a noi il dovere di capire il perché …
E quanto ancora voi, Signori del Potere, dovrete distruggere e noi ricostruire;
Uccidere e non far risorgere; parlare e non capite?!
E vi chiedo se anche voi avete un cuore che piange e che ride come il mio o se, di tanto in tanto, ci parlate con Dio, quando la notte ascolta il suono dei vostri pensieri più lunghi…
E così maledetti noi destinati al dolore antico e sempre vivo regalato da voi alle nostre vite!
E maledette bombe senza nome che lasciate alla pioggia il compito di pulire e a noi il dovere di capire perchè …”
Una canzone dedicata ad Aldo Moro
uca Moro, nipote di Aldo Moro, ha deciso di scrivere una canzone dedicata alla figura del nonno, uno degli uomini politici più importanti e tragici della storia italiana contemporanea. Una scelta che non nasce soltanto da un legame familiare, ma anche dall’esigenza di trasformare una memoria privata in una riflessione pubblica.
Attraverso la musica, Luca Moro prova infatti a raccontare non solo il dramma umano del sequestro e dell’assassinio di Aldo Moro per mano delle Brigate Rosse nel 1978, ma anche il peso storico, politico ed emotivo che quella vicenda continua ad avere sull’Italia.
Il desiderio di umanizzare Aldo Moro
Per molti italiani, Aldo Moro è soprattutto il simbolo di uno dei momenti più oscuri della Repubblica: i 55 giorni del sequestro, le lettere dalla prigionia, il ritrovamento del corpo in via Caetani.
La canzone di Luca Moro sembra invece voler riportare al centro anche la dimensione umana e familiare dell’uomo: il padre, il nonno, la persona dietro la figura istituzionale.
In questo senso, la musica diventa uno strumento per sottrarre Aldo Moro alla sola narrazione politica e restituirgli una voce più intima e personale.
La memoria delle vittime degli anni di piombo
Scrivere una canzone su Aldo Moro significa anche confrontarsi con la memoria degli anni di piombo, un periodo segnato da terrorismo, violenza politica e profonde lacerazioni sociali.
Per un familiare diretto, questa memoria non è mai soltanto storica: è qualcosa che attraversa le generazioni. La scelta artistica di Luca Moro può quindi essere letta come un tentativo di elaborazione personale, ma anche come un invito collettivo a non dimenticare.
Perché scegliere proprio la musica
La musica ha una forza particolare: riesce a rendere emotivamente accessibili temi storici e politici che spesso vengono percepiti come lontani o scolastici.
Attraverso una canzone, Luca Moro può parlare anche alle generazioni più giovani, molte delle quali conoscono poco la figura di Aldo Moro e il contesto storico del suo assassinio.


