Dal 7 ottobre 2023, i controlli sulle donne che non indossano correttamente il hijab si sono inaspriti, ma la stretta contro la libertà d’espressione in Iran riguarda anche gli uomini, anzi, la musica. Toomaj Salehi è un rapper ed è stato condannato con l’accusa d’aver “diffuso la corruzione sulla terra”, un reato a causa del quale sarà impiccato.
La sua è la voce del movimento delle donne e non solo, che protesta contro la dittatura religiosa degli ayatollah in Iran. Una voce che il Tribunale di Isfahan ha deciso spegnere per sempre.
Le sue canzoni gli erano già valse due volte la prigione, dove era stato frustato e torturato.
La notizia della condanna a morte ha fatto il giro del mondo, innescando una serie di proteste e di appelli, a partire dall’Onu.
La sua richiesta di estendere le rivolte, di coinvolgere sempre più gente contro il regime, è contenuta in canzoni come Soorakh Moosh, Il buco del topo: «Se fai finta di addormentarti mentre spargono sangue… Sappi solo che non abbiamo voti bianchi, non c’è neutralità in questa guerra».
La Polizia Morale e le autorità religiose iraniane lo individuano e arrestano per la prima volta il 12 settembre 2021. Condannato, sconta una pena di sei mesi. Intanto, la protesta dilaga da Teheran in tutto il Paese. “Donna, vita, libertà”, è molto più di uno slogan che accompagna le proteste.
Scrive canzoni inneggiando alla rivoluzione : «Siamo l’unità dei fiumi, siamo il mare. Atleti e artisti, venditori ambulanti e uomini d’affari, studenti e insegnanti, ingegneri e operai. Gridiamo il diritto e siamo sordi ai dittatori. Donne, libertà, vita. Combatteremo fino alla morte, spalla a spalla, come un muro di difesa. Io credo, come credono i credenti, come una prigione che è stata distorta dalla religione, come un pazzo, che l’Iran non è una preda obbediente per questi criminali». Per questo, il regime iraniano ha deciso di togliergli la vita, come è accaduto con tante donne.
Qui, è possibile firmare l’appello per la sua liberazione.

